Il sole all’alba…prima di Un posto al sole

Se dovesse convincere un lettore a leggere il suo libro cosa gli direbbe?

Che è molto bello….(RIDE)
😊

A parte gli scherzi, quando abbiamo deciso di scrivere “il Sole all’Alba” è stata nostra precisa intenzione quella di rivolgerci a un pubblico quanto più ambio possibile, creando una storia che potesse affascinare anche chi non ha mai visto Un Posto al Sole.

In questo senso, il nostro romanzo è una storia di formazione e di crescita, ambientato nella cornice suggestiva della Napoli a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80.

C’è un po’ di nostalgia, un bel rapporto padre-figlio messo a dura prova da una serie di eventi e dall’inevitabile conflitto generazionale, c’è la nascita di una storia d’amore che cresce piano piano vestendosi di consapevolezza, ci sono il contrabbando e il desiderio di lottare per ottenere una vita migliore. Insomma, si ride, ci si emoziona, e qua e là fa capolino qualche lacrimuccia… almeno nelle nostre intenzioni.

In più, per quanto riguarda i telespettatori più affezionati, in queste pagine c’è una seconda chiave di lettura che consente loro di scoprire i lati inediti dei personaggi che hanno imparato a conoscere quando ormai erano già adulti e strutturati, ma che qui si stanno ancora formando. Annaspano in cerca della propria identità. Abbiano cercato di rispondere alla domanda “come sono diventati le persone che abbiamo imparato a conoscere e ad amare?”

Questa, per certi versi, è stata forse la parte più divertente del lavoro alla base di questo romanzo.

Speriamo di esserci riusciti e i riscontri, fino a questo momento, sembrano darci ragione.

Quanto è importante l’ambientazione a Napoli di questo romanzo?

Napoli è la cornice insostituibile di Un Posto al Sole dal 1996 ad oggi.

La natura di questa città, da sempre, caratterizza e rende speciale questo prodotto e, inevitabilmente, è anche uno dei “protagonisti” di questo romanzo.

A differenza del lavoro fatto con i personaggi in carne ed ossa, che è stato di immaginarli giovani, in questo caso il lavoro è stato diverso. Essendo entrambi noi autori di Napoli, ambientare questa storia negli anni della nostra giovinezza ci ha permesso di fare un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, in quella Napoli che, all’epoca della nostra storia, si dibatteva tra la propria immagine oleografica e un po’ stereotipata e una nuova versione di sé, più moderna e, per certi versi, inedita.

Molte avventure dei nostri protagonisti sono legate alle nostre esperienze, ai nostri ricordi di quella Napoli caotica ma forse un po’ più genuina, che si avviava inconsapevolmente verso il terribile terremoto del 1980, che l’avrebbe segnata in modo così profondo e doloroso.

Il pubblico è affezionato al personaggio di Raffaele, il celeberrimo  portiere di palazzo Palladini . Ci può dare qualche curiosità su questo personaggio?

Raffaele è sicuramente il protagonista principale di questo romanzo. Qui lo conosciamo all’età di 17 anni, nel momento in cui il suo sogno di diventare calciatore va in frantumi (come i nostri telespettatori ben sanno). Da questo momento in poi, comincia la sua avventura. Il suo bisogno di ricollocarsi nel mondo, di trovare una sua identità come “giovane uomo”, affrancandosi dalle aspettative paterne e dalla cattiva influenza del cugino. Le variegate esperienze a cui andrà incontro creeranno il Raffaele che tutti conoscono. Scopriremo, quindi, com’è nata la sua passione per l’opera lirica, come ha acquisito il suo eccezionale pollice verde , com’è è nata la sua storia d’amore con Rita e da cosa ha avuto origine la sua eterna rivalità con l’amico/nemico di sempre (nonché cognato): Renato Poggi. Ma, soprattutto, seguiremo il tortuoso cammino che lo porterà, alla fine, a Palazzo Palladini, dove ricoprirà il ruolo di aiuto-portiere.

C’è un personaggio o più di uno a cui siete particolarmente affezionati e perché?

In effetti, facendo le dovute proporzioni, è un po’ come chiedere a un genitore, quale sia il suo figlio preferito.

Se anche ci fosse una preferenza, ma lo smentiamo categoricamente 😊, non potremmo rivelarlo.

Per la natura del nostro ruolo, dobbiamo essere bravi a mantenere una certa equidistanza emotiva dai nostri personaggi, ai quali vogliamo ugualmente bene in modo assolutamente imparziale.

 Se proprio dovessimo sbilanciarci, potremmo dire che, a volte, le nostre maggiori o minori preferenze, si possono applicare più a una determinata “storia”. Ma anche in questo caso, non lo riveleremo mai a nessuno.

– Antonella Colombo –