“Cent’anni di compagnia” di  Savino Zaba

Qual è il suo rapporto con la Radio?

Potrei paragonarlo ad una storia d’amore. Una storia che va avanti da circa trentasette anni e tutti vissuti intensamente. La frequento quotidianamente già da adolescente. Lavorare in radio – oltre che in tv e a teatro – era il mio grande sogno, un sogno che si è realizzato. Sedersi davanti al microfono provoca sempre una grande emozione e il rapporto che si crea con gli ascoltatori è quasi intimo, personale. E poi la musica: non c’è un giorno della mia vita in cui non abbia ascoltato una canzone, anche solo per un minuto. 

Un compleanno importante quello della Radio, quali sono i personaggi che hanno avuto un ruolo decisivo?

In primis Guglielmo Marconi, il padre di tutti i radiofonici. E poi i grandi maestri, come Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Claudio Cecchetto. Ma la radio ha avuto e continua ad avere migliaia di appassionati che la vivono, la frequentano e contribuiscono a farla crescere: speaker, giornalisti, esperti, tecnici, imprenditori. Il “radioamatore” è un genere che non si estinguerà mai. Come si può non amarla, la radio.

Cosa rende la radio un mezzo sempre così attuale?

La radio ha sempre avuto la grande capacità di rinnovarsi, più di qualsiasi altro mezzo di comunicazione. È stato il primo vero social network, aprendo il microfono agli ascoltatori già negli anni ’60. Ha sempre innovato il suo linguaggio, oggi trasmette in digitale, sul web e intreccia le potenzialità della Tv attraverso la radiovisione, senza mai perdere la sua straordinaria magia. 

Qual è la forza di questo mezzo che comunica senza immagini?

La sua agilità, la sua immediatezza. La radio è semplice, è snella, puoi ascoltarla in qualsiasi luogo a prescindere da quello che stai facendo in quel momento. La radio è veloce, immediata, arriva subito con le prime notizie, non a caso i grandi eventi della storia sono stati annunciati prima di tutto via etere. In quanto a velocità, oggi ha un solo competitor, il web.

E poi c’è un altro aspetto da non trascurare: impegnando un senso in meno, quello della vista, arriva prima al cuore della gente, fidelizzando tantissimo.