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Rai Libri presenta “La sfida delle idee. Sei voci della cultura internazionale raccontano il tempo che viviamo” nelle librerie e negli store digitali dal 4 marzo.
In un tempo in cui tutto corre veloce, le idee hanno ancora il potere di rallentare il pensiero, di fare riflettere, di rimettere al centro ciò che davvero conta. Attraverso il dialogo con sei protagonisti della cultura globale – lo scrittore e avvocato Scott Turow, lo studioso del Talmud e psicanalista Haim Baharier, il direttore di Le Monde Jérôme Fenoglio, la regina del crime europeo Camilla Läckberg, il celebre economista del Financial Times Martin Wolf, il genio creativo, fondatore della Havas, Jacques Séguéla –, Maria Latella compone un ritratto a più dimensioni del nostro presente, filtrato con la curiosità e la passione che la contraddistinguono. L’autrice dà forma a un’indagine lucida, brillante e internazionale chiedendosi quali sono oggi le idee che plasmano il nostro tempo e come nascono, dove trovano ascolto, che impatto hanno sulla società. Un libro per chi cerca spunti, visioni e prospettive nuove. Perché le parole contano solo se sanno farsi idee. E le idee valgono solo se hanno il coraggio di farsi ascoltare.
Maria Latella giornalista multimediale, scrive per Il sole24 Ore, conduce programmi per Radio24 e per la Rai (“A casa di Maria Latella”, “Il potere delle idee”, “La biblioteca dei sentimenti”, oltre alla rubrica “Il punto di Maria Latella” all’interno di “Unomattina”). È stata membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ed è membro del consiglio direttivo del Centro Studi Americani. Già inviata per la politica del Corriere della Sera, ha diretto il settimanale A del gruppo RCS. Nel 2023, il presidente Mattarella le ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine.
Come le è nata l’idea di questo libro?
Perché viviamo un tempo veramente confuso. E allora, io penso che andare a cercare delle risposte su temi differenti, parlando con personaggi competenti che hanno studiato, che hanno riflettuto, fosse, come dire, un buon metodo per cercare di orientarsi nel tempo sempre più confuso che viviamo. E così ho pensato a sei diversi interlocutori… questa è stata una riflessione di gruppo fatta con Rai Cultura, fatta con il responsabile del progetto Piero Corsini, con Silvia De Felice, con tutta la squadra degli autori con la quale abbiamo lavorato al progetto di Rai Cultura che poi è andato su Rai 5. E ciascuno dei vari interlocutori aveva una ragione specifica. In tempi confusi cerchi di capire dove va l’economia, e dunque Martin Wolf, il più grande giornalista economico, non lo dico io, lo dice il Washington Post e lui è la grande firma del Financial Times. E poi la politica e il marketing raccontata, vista da un novantenne che da Mitterrand a Macron ha lavorato con tutti, e cioè Jacques Séguéla, il grande pubblicitario. I tempi confusi c’è bisogno anche di guardare alla religione, e allora Haim Baharier, studioso del Talmud, persona che ci ha fatto capire come la religione, dal suo punto di vista, coincida con la parola fiducia. E poi la giustizia, vista da un grandissimo autore di legal thriller, il grandissimo Scott Turow. E il male… il male che ci accompagna quotidianamente, noi siamo circondati da delitti, femminicidi, omicidi di una perfidia che talvolta non si spiega, e allora sono andata a parlarne con una grandissima conoscitrice del male che si annida, lei dice, anche nelle persone più insospettabili, Camilla Läckberg.
Questo è un libro particolare, infatti, perché di solito si parte da un tema di cronaca oppure si cerca di contestualizzare sempre un evento accaduto per l’argomento di un libro, invece qui lei si è occupata di temi universali.
Certo, perché il progetto televisivo nasceva proprio da questa volontà di scoprire… il progetto nasceva appunto dal titolo Il potere delle idee. Le idee hanno ancora forza, hanno ancora potere? E parlando con questi sei interlocutori, tutti formidabili ciascuno nel suo campo… il direttore di Le Monde, Jérôme Fenoglio, che può vantare un quotidiano che incredibilmente di questi tempi ha aumentato il numero dei lettori, e capire perché. Ecco, il titolo del progetto televisivo era Il potere delle idee, nel libro è diventato La sfida perché nel frattempo, tra il momento in cui abbiamo realizzato il progetto televisivo e il momento in cui invece il libro è stato scritto, è diventato ancora più complicato il mondo in cui viviamo.
Questa sfida delle idee, queste sei voci della cultura internazionale le hanno dato qualche spunto di riflessione?
Ciascuno di loro, sì, mi ha fatto riflettere molto e continua a farmi riflettere… Martin Wolf, col quale ho parlato dell’economia al tempo di Trump, ma anche dei grandi imprenditori di Silicon Valley che lui conosce… lui non pensa che, che ne so, Zuckerberg o Musk abbiano, come dire, una prospettiva di proiezione politica quanto quella di guadagnare il più possibile dal loro potere. Con Scott Turow abbiamo parlato del grande dilemma di un padre che si trova a dover decidere se raccontare i suoi sospetti su un figlio accusato di omicidio o no. Lo vediamo applicato ai casi come Garlasco, no? Ma è un dilemma universale. E così tanti, tanti incontri.
Quindi, si potrebbe rispondere al titolo del libro dicendo che le idee hanno ancora un potere sull’uomo contemporaneo?
Non potremmo vivere senza. Gli umani senza idee appassiscono.
Facciamo due esempi, senza fare troppo spoiler: cosa ha capito sul male e sul marketing politico?
Sì, sono i miei incontri con Camilla Läckberg e Jacques Séguéla. La prima ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, i suoi romanzi ambientati a Fjällbacka, questo villaggio nella Svezia più profonda… sono ritratti del male che c’è in noi. Lei mi ha detto: “Il male può essere in ciascuno di noi”. Quello che fa la differenza è che in certe personalità esplode o naviga sotterraneamente fino a esplodere. Ma mi ha affascinato il modo in cui – se leggerete il libro lo racconta molto meglio lei di me ovviamente – però mi ha affascinato il modo in cui si è immersa nel male per ragioni di lavoro, di scrittura, ma anche perché è una donna estremamente acuta e sensibile.
Ma perché proprio Camilla Läckberg?
Perché, appunto, noi viviamo in tempi di grande confusione, ma anche di grande violenza. E lei, che ha venduto milioni di copie, decine di milioni di copie in tutto il mondo, i suoi libri sono stati tradotti in tantissime lingue… lei è riuscita a raccontare il male che è accanto a noi. Lei vive in questo posto bellissimo, Fjällbacka, che è diventato appunto meta di pellegrinaggio per i lettori dei suoi libri, ed è una donna molto, molto acuta e molto consapevole del fatto che, appunto, non bisogna mai abbassare la guardia perché il male è accanto a noi. Ed è stato molto interessante parlare con lei di questo, ma anche della sua vita di donna, di madre di quattro figli, di una donna che ha avuto successo partendo da un piccolo borgo della Svezia. E quindi, ecco, Camilla Läckberg è uno dei personaggi che più mi ha colpito.
Un tema di cui voleva parlare è la questione del marketing politico…
Con un genio del marketing della politica come Jacques Séguéla abbiamo parlato proprio di politica, ovviamente. Lui ha conosciuto tutti, tutti i presidenti e i politici francesi e internazionali. Da Mitterrand a Macron, ha conosciuto Berlusconi, racconta un aneddoto abbastanza, come dire, nello stile… cioè racconta che invitato a cena da Berlusconi, lui e la moglie, aveva trovato sotto il tovagliolo un orologio. Ed essendo francese, Jacques… i francesi, come sappiamo, sono, posso dirlo? Abbastanza consapevoli di sé, poi figurati Jacques Séguéla ancora di più, soprattutto. Era stato convocato per vedere se fosse stata possibile fare una comunicazione politica. Jacques Séguéla l’ha fatta per tantissimi politici e, beh insomma, l’orologio fece sì che questa comunicazione non cominciasse mai. Ma ciascuno di loro mi ha dato modo di riflettere su tante cose che da giornalista, magari, noi consideriamo con superficialità. Mi fermo qui perché se no svelo troppo…
Un’ultima domanda ce la conceda sempre su Séguéla, per far comprendere ai lettori: come ci ha detto, viene presentato come il “novantenne che ha lavorato con tutti”, portando nel libro la prospettiva di chi ha visto cambiare il modo in cui le idee vengono vendute alle masse. Ci può svelare almeno questo?
E sia! Nel mio incontro con lui, Séguéla ha spiegato di come la politica sia diventata una forma di narrazione pubblicitaria, analizzando l’evoluzione dei leader da Mitterrand fino a Macron. E mi ha raccontato della genesi dello storico slogan ideato per François Mitterrand nel 1981, “La Forza Tranquilla” (la Force tranquille). Ebbene, ci rivela che, nonostante il successo storico, all’inizio ai socialisti francesi non piaceva affatto. E non solo agli elettori: quando lui presentò lo slogan a Mitterrand, il politico rimase in silenzio a fissare il foglio per quelli che al pubblicitario sembrarono un’eternità, era sicuro che sarebbe stato rifiutato. Ma alla fine Mitterrand sentenziò: “Séguéla, ha fatto centro!”.
Intervista di Roberto Arduini.