Intrattenimento
News
Cultura
di Federico Palmaroli
#lepiùbellefrasidiosho
Rai Libri presenta “Awanagana” Cronaca surreale di un mondo reale di Federico Palmaroli #lepiùbellefrasidiosho, disponibile dal 26 novembre nelle librerie e negli store digitali.
AWANAGANA è il distillato di satira di cui abbiamo bisogno per sopravvivere alle follie del presente. Un omaggio ironico al genio di Alberto Sordi e al suo inglese maccheronico in Un americano a Roma, dove ogni parola storpiata raccontava un pezzo d’Italia alle prese con la modernità. Oggi, con la stessa leggerezza dissacrante, Federico Palmaroli – alias #lepiùbellefrasidiosho – ci accompagna in un viaggio comico dentro il 2025, l’anno in cui il mondo ha continuato a inciampare tra crisi globali, guerre, elezioni surreali e un diluvio di retorica digitale. Tra foto, battute e personaggi reali ma assurdi, Palmaroli firma la sceneggiatura non ufficiale dell’anno appena vissuto. Dalle elezioni americane
ai vertici internazionali, dalla crisi climatica alle gaffe dei potenti, AWANAGANA ci ricorda che ridere delle contraddizioni del nostro tempo non significa banalizzare, ma capirle da un’altra prospettiva. Con il sorriso, ma senza filtri. Un libro che fa ridere e pensare. Perché, come diceva Sordi, “Io me te magno”… e magari anche la realtà, se la racconti così, diventa più digeribile.
Federico Palmaroli, romano, è il creatore della celebre pagina social “Le più belle frasi di Osho”, seguita da oltre un milione di follower su Instagram e Facebook e da oltre 650mila su X. Attraverso le sue vignette che mescolano immagini iconiche e battute in romanesco, è diventato la voce satirica più popolare d’Italia. Palmaroli collabora con il quotidiano Il Tempo e con il programma tv “Porta a Porta”, dove racconta l’attualità con un’ironia corrosiva e un linguaggio vicino al pubblico. È anche autore di serie televisive.
Anno
2025
Genere
Narrativa italiana, Umorismo
Pagine
200
Listino
16,90
ISBN
9788839719416
Formato
brossura
ebook
Perché questo libro? E com’è nato il suo titolo?
Perché oramai è una tradizione. È una raccolta, insomma, come quella che faceva Forattini con le sue vignette… non per paragonarmi a lui, no, ma diciamo come linea editoriale alla fine è quella. E quindi, finché me li fanno fare, io li faccio. È stato un anno un po’ complicato, un anno soprattutto funestato da eventi bellici… La satira cerca comunque di trovare una chiave ironica anche in vicende tragiche come queste.
C’è un tema che può unire un po’ le varie pagine del libro.
Beh, quest’anno c’è molta politica internazionale. Ovviamente l’arrivo di Trump che un po’ ha dominato la scena».
Domina pure la copertina…
Sì, domina la copertina, domina la scena, domina a volte anche la satira perché lui stesso riesce a essere — forse non volontariamente, ma a volte anche volontariamente — molto dissacrante. E quindi a volte è difficile anche trovare una chiave per fare satira su un personaggio che diventa satirico lui stesso».
Questo mi porta alla successiva domanda: l’importanza della satira in tempi come questi. La satira ha un suo ruolo, lo mantiene indipendente, ma ha anche un valore per i lettori… riuscire a essere dissacrante e a far riflettere?
Beh, la dimensione della riflessione l’ho sempre accantonata. Per me è puro divertimento. La mia non è un tipo di satira, come dire, più “progressista”. Forse la mia non è neanche satira, probabilmente io faccio solo battute, ma mi va bene così. L’importante è che poi alla fine susciti una risata. È importante, sì, per quello che può essere importante l’intrattenimento. A volte la satira ha anche un ruolo diverso, può anche portare a documentarsi su alcune cose che magari sfuggirebbero… il lettore attraverso una vignetta comica o satirica “si accende” e poi, magari, approfondisce il tema. Però io comunque alla satira e alla comicità in genere preferisco riservare un ruolo di puro intrattenimento. Anche perché ci si prende un po’ troppo sul serio ultimamente. Secondo me più alleggeriamo, meglio è.
Ogni giorno la realtà le offre un assist incredibile. Si sveglia la mattina e ringrazia i politici o a volte vorrebbe che stessero zitti per farla riposare?
Guarda, a volte è una fatica perché la realtà supera la fantasia. Mi danno talmente tanto materiale che il mio lavoro è quasi di “selezione naturale”. Il segreto è la romanità: quella capacità di smitizzare tutto, dal G7 alla spesa al mercato, con una sola frase che rimette tutti al loro posto.
Il libro edito da Rai Libri raccoglie il meglio di un anno di follie. C’è un filo conduttore in questa sua linea, ad esempio per gli argomenti di politica?
Il filo conduttore è l’ipocrisia. Io cerco di colpire quella. Non è una questione di schieramento, è che il romano vede il “re nudo” subito. Se uno si dà troppe arie, la nuvoletta di Osho è lì pronta a sgonfiare l’ego. Rai Libri mi ha permesso di mettere ordine in questo caos quotidiano.
La sua forza è la sintesi. In un mondo di tweet lunghissimi e discorsi infiniti, lei con quattro parole in dialetto chiude la pratica. È questa la nuova frontiera del giornalismo?
Forse è la frontiera della sopravvivenza! La gente è stanca dei talk show urlati. Una risata è una scorciatoia per arrivare alla verità. Se riesco a farti ridere di un problema serio, non lo sto sminuendo, lo sto rendendo potabile, comprensibile a tutti.
Intervista di Roberto Arduini.